<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
  <channel>
    <title>hiv &amp;mdash; PlusBrothers</title>
    <link>https://plusbrothers.net/tag:hiv</link>
    <description>Più stima, meno stigma</description>
    <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 01:46:16 +0200</pubDate>
    <item>
      <title>Valentino Talluto, lo stigma e i casi limite</title>
      <link>https://plusbrothers.net/valentino-talluto-stigma</link>
      <description>&lt;![CDATA[Valentino Talluto è un uomo condannato per aver trasmesso HIV a decine di ragazze e donne; se questo è un caso limite però, non lo è la narrazione morbosa e tossica che si usa nei media quando si parla di questo virus.&#xA;Pubblicato in: #fediblog, #hiv, #notizie, #stigma&#xA;!--more--&#xA;Valentino Talluto&#xA;Abbiamo avuto tra le mani un podcast sulla storia diValentino Talluto, l’uomo condannato per aver trasmesso HIV a diversa gente, che ha sconvolto Roma e l’Italia intera facendo emergere una drammatica verità: di questo virus si parla poco e male.&#xA;&#xA;La solita narrazione tossica&#xA;Quando la cronaca riporta un caso limite come quello diValentino Talluto, il linguaggio utilizzato è sempre lo stesso:&#xA;&#xA;“Era gentile, galante, mi fidavo di lui, eppure dentro c’era un mostro” – come se una persona HIV positiva non potesse essere gentile e premurosa coi partner;&#xA;“Sieropositivo ha rapporti non protetti con decine di persone”. Dimenticano il dettaglio che le nuove terapie possono consentire di non usare il preservativo evitando, allo stesso tempo, di diffondere il virus;&#xA;“L’ha uccisa facendo l’amore con lei”… Si commenta da sola.&#xA;L’impiego di termini come “untore”, stigmatizzanti verso le persone che vivono con HIV quando il termine corretto sarebbe invece predatore sessuale.&#xA;Il racconto morboso a caccia di particolari pruriginosi sulla sessualità del protagonista.&#xA;&#xA;In questo modo si alimenta lo stigma verso le persone HIV positive, a cui si delega tutta la responsabilità per la salute degli altri quando, invece, dei comportamenti sessuali dovrebbero rispondere tutte le parti coinvolte. L’immediata conseguenza della sierofobia mediatica è che una volta appreso lo stato di sieropositività di un amico, collega o partner, ancora oggi troppe persone lo allontanano come se a parlarci possano già contrarre l’infezione, senza sapere che al giorno d’oggi il maggior pericolo è chi non si è mai fatto un test perché si proclama esente dai rischi, ma va in giro trasmettendo a destra e a manca: si chiama HIV sommerso.&#xA;&#xA;Le ragazze a cuiValentino Talluto ha fatto del male perciò sono vittime due volte: della persona abusante, e della cultura distorta presente soprattutto in Italia, fondata sui pregiudizi verso la sessualità e le infezioni a trasmissione sessuale incluso l’HIV, considerate quasi una punizione divina per “comportamenti immorali” anziché ritenerle patologie da diagnosticare e curare in tempo, come tutte le altre. La sierofobia mediatica fa male anche (e soprattutto) a loro.&#xA;&#xA;Nel 2014 una ragazza ha sporto denuncia verso Talluto, ma era dal 2006 (o forse anche prima) che lui faceva circolare il virus. Una corretta educazione sessuale, nonché campagne di prevenzione basate sui comportamenti a rischio anziché sulle categorie, avrebbero permesso a ogni ragazza di possedere tutti gli strumenti per proteggersi compreso il test diagnostico e, probabilmente, i casi di infezione intenzionale si sarebbero fermati a uno – che è già troppo, ovviamente, ma il soggetto sarebbe stato messo in condizione di non nuocere da subito.&#xA;&#xA;Anzi, siamo convinti che se la profilassi pre-esposizione fosse proposta come farmaco preventivo per tutta la popolazione sessualmente attiva, persone disturbate come Valentino Talluto non farebbero tutti questi danni in giro.&#xA;&#xA;La profilassi c’è, ma in merito non ci sono abbastanza informazioni nel sistema cosiddetto “mainstream”.&#xA;&#xA;Inutile piangere il morto, o avere compassione per chi si trova ad affrontare un’infezione cronica per colpa di un altro; lo Stato ha sulla coscienza tutte le nuove infezioni finché non si occuperà di prevenzione in modo veramente concreto.&#xA;&#xA;Attualmente invece la prevenzione va a rilento, almeno in Italia. Si preferisce nascondere la situazione, perché l’HIV riguarda solo “certa gente”, si continua col discorso del “mi fido di lui perciò non mi proteggo” come se la fiducia fosse una profilassi, ma così facendo si lascia campo libero a una mente distorta come quella di Talluto.&#xA;&#xA;Ricordiamolo, siamo tutti sierocoinvolti: bene o male l’HIV e stati d’animo a esso correlati riguardano chiunque e la conoscenza è l’unico modo per difendersi da una condizione al giorno d’oggi perfettamente evitabile.&#xA;&#xA;Contatti non protetti da sieropositivo?&#xA;&#xA;Non siamo noi, è la scienza a dirlo: se una persona con HIV segue una terapia antiretrovirale efficace, non può trasmettere sessualmente il virus quindi in teoria può avere rapporti senza preservativo anche se, ovviamente, nessuno consiglia tale comportamento perché ci sono altre decine di infezioni più o meno gestibili veicolate in quel modo. A questo proposito ci teniamo a segnalare la campagna della Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS di qualche anno fa, intitolata “Noi Possiamo”; sfortunatamente questo tipo di informazioni fatica a essere diffuso sui media generalisti, perché la concezione del sesso come “peccato”, e la malattia come punizione, fanno ancora comodo al potere.&#xA;&#xA;Chiaro che i casi limite comeValentino Talluto, sono persone che NON assumono la terapia e hanno la carica virale molto alta; poi ha fatto gran rumore la notizia di un sacerdote a Prato che organizzava eventi di chemsex ma, come al solito, nessuno si è degnato di capire se egli fosse in cura o meno, né se gli altri partecipanti fossero sotto PrEP. Ai giornali importa parlare dell&#39;omosessuale sieropositivo che infetta il mondo. Al netto che quella persona probabilmente non fosse uno stinco di santo, sebbene portasse la tonaca. Per l’opinione pubblica sembra che la sieropositività sia il vero crimine e gli altri eventuali reati passino in secondo piano.&#xA;&#xA;Sessualità, AIDS e morte: una paura ancestrale&#xA;&#xA;La concezione distorta della sessualità ha fatto nascere tante leggende metropolitane su HIV e AIDS: AIDS Mary, una donna che abborda un uomo in discoteca e dopo l’incontro occasionale gli scrive col rossetto “benvenuto nel mondo dell’AIDS”. Anche Elio e le Storie Tese hanno accennato a questa storiella facendole il verso, come a tutte le altre: “Mi ha detto mio cuggino che una volta è shtato con una che poi gli ha shcritto sullo shpecchio benvenuto nell’AIDS!” Esiste anche la versione maschile, AIDS Harry: a differenza di quella femminile però l’antagonista è un bel ragazzo, gentile, romantico, che fa perdere la testa alla malcapitata durante una vacanza e le consegna un regalo raccomandandole di aprirlo solo in aereo verso il ritorno. Nel pacco, ovviamente, la sorpresa del solito “Benvenuto nell’AIDS”.&#xA;&#xA;Racconti come quelli servono a stuzzicare la morbosità, e noi non nascondiamo di aver pensato a un “AIDS Harry” italiano quando abbiamo sentito parlare di Valentino per la prima volta e invece ahinoi era tutto vero; per fortuna quest’uomo è stato condannato a 24 anni in via definitiva, lo scorso 2019. Nulla però darà indietro la sieronegatività alle ragazze, né cancella il pregiudizio che articoli e servizi fondati sulla narrazione morbosa, hanno portato avanti. Stigma strumentalizzato ogni primo dicembre giornata mondiale contro l’AIDS, o per rinforzare l’indignazione verso il maniaco di turno; ma del quale gli stessi giornalisti continuano a essere responsabili.&#xA;&#xA;Qualcuno prende le distanze&#xA;&#xA;Nella prima puntata della stagione 2021-2022 pubblicata il 20 settembre 2021 su Spotify, il podcast Demoni Urbani nella puntata &#34;Parlami d&#39;amore Valentino&#34;, racconta la storia di Talluto in modo pacato, delicato e soprattutto con cognizione di causa accennando velatamente al concetto di carica virale non rilevabile, ovvero la possibilità di non trasmettere l’HIV grazie alla regolare assunzione dei farmaci: “Se avesse preso la terapia o avesse usato il preservativo non saremmo qui a parlarne”. L’unico podcast in cui il contesto sociale e familiare di Valentino Talluto viene approfondito, non certo per giustificarlo ma per far capire l’origine di una mentalità così distorta, concentrandosi sulla persona anziché sulla malattia e noi siamo rimasti davvero colpiti, quasi commossi, perché pur mettendo in luce i danni di un uomo assolutamente condannabile, l’autore ha ribadito quanto male faccia lo stigma nei confronti delle persone che vivono col virus. E sì, è colpa dello stigma se chi ha l’HIV tende a nascondere la propria condizione; soprattutto nel caso di frequentazioni occasionali o comunque superficiali, chi si metterebbe a nudo in questa maniera? Il silenzio genera stigma, e arriva anche a uccidere.&#xA;&#xA;Il podcast accenna a una ragazza, positiva a causa di Talluto, scaricata dall’auto del potenziale partner e che si è trovata a farsi Roma a piedi da sola alle due di notte, dopo aver confidato a quel ragazzo la propria condizione. Cose da pazzi.&#xA;&#xA;Conclusione&#xA;Qualcuno, visto il modo ironico con cui affrontiamo il tema HIV, ha pensato bene di sostenere che noi promuovessimo la trasmissione intenzionale del virus o giustificassimo chi agisce come Valentino Talluto; niente di tutto questo: ci dissociamo completamente dai comportamenti sessuali irresponsabili, e soprattutto avendo vissuto chi direttamente e chi no l’HIV da vicino tutti e due, abbiamo sempre affrontato la condizione in modo corretto mettendoci la faccia e parlandone quando necessario. Ci prendiamo solamente gioco di tutti quei sierofobici che sguazzano nel pregiudizio, mettendo in luce le loro assurde contraddizioni e sbattendogliele sul muso.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Valentino Talluto è un uomo condannato per aver trasmesso HIV a decine di ragazze e donne; se questo è un caso limite però, non lo è la narrazione morbosa e tossica che si usa nei media quando si parla di questo virus.
Pubblicato in: <a href="https://plusbrothers.net/tag:fediblog" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">fediblog</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:hiv" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">hiv</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:notizie" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">notizie</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:stigma" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">stigma</span></a>
</p>

<h2 id="valentino-talluto">Valentino Talluto</h2>

<p>Abbiamo avuto tra le mani un podcast sulla storia di<strong>Valentino Talluto</strong>, l’uomo condannato per aver trasmesso HIV a diversa gente, che ha sconvolto Roma e l’Italia intera facendo emergere una drammatica verità: di questo virus si parla poco e male.</p>

<h2 id="la-solita-narrazione-tossica">La solita narrazione tossica</h2>

<p>Quando la cronaca riporta un caso limite come quello di<strong>Valentino Talluto</strong>, il linguaggio utilizzato è sempre lo stesso:</p>
<ul><li>“Era gentile, galante, mi fidavo di lui, eppure dentro c’era un mostro” – come se una persona HIV positiva non potesse essere gentile e premurosa coi partner;</li>
<li>“Sieropositivo ha rapporti non protetti con decine di persone”. Dimenticano il dettaglio che le nuove terapie possono consentire di non usare il preservativo evitando, allo stesso tempo, di diffondere il virus;</li>
<li>“L’ha uccisa facendo l’amore con lei”… Si commenta da sola.</li>
<li>L’impiego di termini come “untore”, stigmatizzanti verso le persone che vivono con HIV quando il termine corretto sarebbe invece <strong>predatore sessuale</strong>.</li>
<li>Il racconto morboso a caccia di particolari pruriginosi sulla sessualità del protagonista.</li></ul>

<p>In questo modo si alimenta lo stigma verso le persone HIV positive, a cui si delega tutta la responsabilità per la salute degli altri quando, invece, dei comportamenti sessuali dovrebbero rispondere tutte le parti coinvolte. L’immediata conseguenza della sierofobia mediatica è che una volta appreso lo stato di sieropositività di un amico, collega o partner, ancora oggi troppe persone lo allontanano come se a parlarci possano già contrarre l’infezione, senza sapere che al giorno d’oggi il maggior pericolo è chi non si è mai fatto un test perché si proclama esente dai rischi, ma va in giro trasmettendo a destra e a manca: si chiama HIV sommerso.</p>

<p>Le ragazze a cui<strong>Valentino Talluto</strong> ha fatto del male perciò sono vittime due volte: della persona abusante, e della cultura distorta presente soprattutto in Italia, fondata sui pregiudizi verso la sessualità e le infezioni a trasmissione sessuale incluso l’HIV, considerate quasi una punizione divina per “comportamenti immorali” anziché ritenerle patologie da diagnosticare e curare in tempo, come tutte le altre. La sierofobia mediatica fa male anche (e soprattutto) a loro.</p>

<p>Nel 2014 una ragazza ha sporto denuncia verso Talluto, ma era dal 2006 (o forse anche prima) che lui faceva circolare il virus. Una corretta educazione sessuale, nonché campagne di prevenzione basate sui comportamenti a rischio anziché sulle categorie, avrebbero permesso a ogni ragazza di possedere tutti gli strumenti per proteggersi compreso il test diagnostico e, probabilmente, i casi di infezione intenzionale si sarebbero fermati a uno – che è già troppo, ovviamente, ma il soggetto sarebbe stato messo in condizione di non nuocere da subito.</p>

<p>Anzi, siamo convinti che se la profilassi pre-esposizione fosse proposta come farmaco preventivo per tutta la popolazione sessualmente attiva, persone disturbate come Valentino Talluto non farebbero tutti questi danni in giro.</p>

<p>La profilassi c’è, ma in merito non ci sono abbastanza informazioni nel sistema cosiddetto “mainstream”.</p>

<p>Inutile piangere il morto, o avere compassione per chi si trova ad affrontare un’infezione cronica per colpa di un altro; lo Stato ha sulla coscienza tutte le nuove infezioni finché non si occuperà di prevenzione in modo veramente concreto.</p>

<p>Attualmente invece la prevenzione va a rilento, almeno in Italia. Si preferisce nascondere la situazione, perché l’HIV riguarda solo “certa gente”, si continua col discorso del “mi fido di lui perciò non mi proteggo” come se la fiducia fosse una profilassi, ma così facendo si lascia campo libero a una mente distorta come quella di Talluto.</p>

<p>Ricordiamolo, siamo tutti sierocoinvolti: bene o male l’HIV e stati d’animo a esso correlati riguardano chiunque e la conoscenza è l’unico modo per difendersi da una condizione al giorno d’oggi perfettamente evitabile.</p>

<h2 id="contatti-non-protetti-da-sieropositivo">Contatti non protetti da sieropositivo?</h2>

<p>Non siamo noi, è la scienza a dirlo: se una persona con HIV segue una terapia antiretrovirale efficace, <a href="https://www.lila.it/it/vivere-con-hiv/1158-u-u">non può trasmettere sessualmente il virus</a> quindi in teoria può avere rapporti senza preservativo anche se, ovviamente, nessuno consiglia tale comportamento perché ci sono altre decine di infezioni più o meno gestibili veicolate in quel modo. A questo proposito ci teniamo a segnalare la campagna della Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS di qualche anno fa, intitolata <a href="https://www.lila.it/it/campagne/968-campagna-tasp">“Noi Possiamo”</a>; sfortunatamente questo tipo di informazioni fatica a essere diffuso sui media generalisti, perché la concezione del sesso come “peccato”, e la malattia come punizione, fanno ancora comodo al potere.</p>

<p>Chiaro che i casi limite come<strong>Valentino Talluto</strong>, sono persone che <em>NON</em> assumono la terapia e hanno la carica virale molto alta; poi ha fatto gran rumore la notizia di un <a href="https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/21_settembre_21/prato-parroco-pusher-non-avrebbe-comunicato-sua-sieropositivita-ad-alcuni-partner-sessuali-8cd66406-1af2-11ec-a564-0d4aa1d58370.shtml">sacerdote a Prato</a> che organizzava eventi di <a href="https://gliasinirivista.org/cose-il-chemsex/">chemsex</a> ma, come al solito, nessuno si è degnato di capire se egli fosse in cura o meno, né se gli altri partecipanti fossero sotto PrEP. Ai giornali importa parlare dell&#39;omosessuale sieropositivo che infetta il mondo. Al netto che quella persona probabilmente non fosse uno stinco di santo, sebbene portasse la tonaca. Per l’opinione pubblica sembra che la sieropositività sia il vero crimine e gli altri eventuali reati passino in secondo piano.</p>

<h2 id="sessualità-aids-e-morte-una-paura-ancestrale">Sessualità, AIDS e morte: una paura ancestrale</h2>

<p>La concezione distorta della sessualità ha fatto nascere tante leggende metropolitane su HIV e AIDS: AIDS Mary, una donna che abborda un uomo in discoteca e dopo l’incontro occasionale gli scrive col rossetto “benvenuto nel mondo dell’AIDS”. Anche Elio e le Storie Tese hanno accennato a questa storiella facendole il verso, come a tutte le altre: “Mi ha detto mio cuggino che una volta è shtato con una che poi gli ha shcritto sullo shpecchio benvenuto nell’AIDS!” Esiste anche la versione maschile, AIDS Harry: a differenza di quella femminile però l’antagonista è un bel ragazzo, gentile, romantico, che fa perdere la testa alla malcapitata durante una vacanza e le consegna un regalo raccomandandole di aprirlo solo in aereo verso il ritorno. Nel pacco, ovviamente, la sorpresa del solito “Benvenuto nell’AIDS”.</p>

<p>Racconti come quelli servono a stuzzicare la morbosità, e noi non nascondiamo di aver pensato a un “AIDS Harry” italiano quando abbiamo sentito parlare di Valentino per la prima volta e invece ahinoi era tutto vero; per fortuna quest’uomo è stato condannato a 24 anni in via definitiva, lo scorso 2019. Nulla però darà indietro la sieronegatività alle ragazze, né cancella il pregiudizio che articoli e servizi fondati sulla narrazione morbosa, hanno portato avanti. Stigma strumentalizzato ogni primo dicembre giornata mondiale contro l’AIDS, o per rinforzare l’indignazione verso il maniaco di turno; ma del quale gli stessi giornalisti continuano a essere responsabili.</p>

<h2 id="qualcuno-prende-le-distanze">Qualcuno prende le distanze</h2>

<p>Nella prima puntata della stagione 2021-2022 pubblicata il 20 settembre 2021 su Spotify, il podcast <a href="https://www.gliascoltabili.it/serie/demoni-urbani/">Demoni Urbani</a> nella puntata “Parlami d&#39;amore Valentino”, racconta la storia di Talluto in modo pacato, delicato e soprattutto con cognizione di causa accennando velatamente al concetto di carica virale non rilevabile, ovvero la possibilità di non trasmettere l’HIV grazie alla regolare assunzione dei farmaci: “Se avesse preso la terapia o avesse usato il preservativo non saremmo qui a parlarne”. L’unico podcast in cui il contesto sociale e familiare di <strong>Valentino Talluto</strong> viene approfondito, non certo per giustificarlo ma per far capire l’origine di una mentalità così distorta, concentrandosi sulla persona anziché sulla malattia e noi siamo rimasti davvero colpiti, quasi commossi, perché pur mettendo in luce i danni di un uomo assolutamente condannabile, l’autore ha ribadito quanto male faccia lo stigma nei confronti delle persone che vivono col virus. E sì, è colpa dello stigma se chi ha l’HIV tende a nascondere la propria condizione; soprattutto nel caso di frequentazioni occasionali o comunque superficiali, chi si metterebbe a nudo in questa maniera? Il silenzio genera stigma, e arriva anche a uccidere.</p>

<p>Il podcast accenna a una ragazza, positiva a causa di Talluto, scaricata dall’auto del potenziale partner e che si è trovata a farsi Roma a piedi da sola alle due di notte, dopo aver confidato a quel ragazzo la propria condizione. Cose da pazzi.</p>

<h2 id="conclusione">Conclusione</h2>

<p>Qualcuno, visto il modo ironico con cui affrontiamo il tema HIV, ha pensato bene di sostenere che noi promuovessimo la trasmissione intenzionale del virus o giustificassimo chi agisce come <strong>Valentino Talluto</strong>; niente di tutto questo: ci dissociamo completamente dai comportamenti sessuali irresponsabili, e soprattutto avendo vissuto chi direttamente e chi no l’HIV da vicino tutti e due, abbiamo sempre affrontato la condizione in modo corretto mettendoci la faccia e parlandone quando necessario. Ci prendiamo solamente gioco di tutti quei sierofobici che sguazzano nel pregiudizio, mettendo in luce le loro assurde contraddizioni e sbattendogliele sul muso.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://plusbrothers.net/valentino-talluto-stigma</guid>
      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 22:37:03 +0200</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Stefania Gambadoro: morta di sierofobia</title>
      <link>https://plusbrothers.net/stefania-gambadoro-morta-sierofobia</link>
      <description>&lt;![CDATA[Morire di AIDS nel 2017 dopo che i pregiudizi dei medici hanno ritardato la diagnosi. Stefania Gambadoro è morta di stigma, di sierofobia.&#xA;Pubblicato in: #fediblog, #hiv, #notizie, #stigma&#xA;!--more--&#xA;Purtroppo si è verificato l’ennesimo dramma di HIV sommerso raccontato come al solito dalla sierofobia mediatica: dagli all’untore! Ma intanto una donna è morta. Riposa in pace, Stefania Gambadoro!&#xA;&#xA;Prima pubblicazione, febbraio 2022. Modifiche rispetto al post iniziale: abbiamo aggiornato l’articolo con la correzione di alcuni punti, seguendo le linee guida per giornalisti su come informare correttamente su HIV e AIDS. Non siamo un giornale ma chiunque scriva di HIV ha il dovere di fare il meglio possibile per evitare di sbagliare.&#xA;Chi è Stefania Gambadoro&#xA;Lei è Stefania, un’avvocatessa civilista della provincia di Messina. “Persona per bene”, “vita normale”, e già con questi due termini potremmo parlare di narrazione tossica ma andiamo avanti lo stesso. Ha avuto una storia d’amore con Luigi – “professionista affermato della Messina bene”, dicono, rapporto da cui è nato un bambino ma poco dopo i due si lasciano, come succede altre troppe volte nel mondo.&#xA;&#xA;Il terzo incomodo&#xA;&#xA;Potremmo già chiudere, poiché la protagonista di questa vicenda aveva una famiglia unita e che l’ha supportata permettendole di crescere al meglio il piccolo, oltre a vivere gratificazioni nel lavoro. Invece s’è messo in mezzo un terzo incomodo:&#xA;&#xA;nel 2015 la signora ha iniziato a star male , perdere peso, altri sintomi tanto gravi da costringerla a ricoverarsi in ospedale; anoressia, leucemia, di tutto hanno ipotizzato i medici salvo poi smentirsi.&#xA;&#xA;La diagnosi definitiva, AIDS, arriva dopo due anni. Decisamente troppo tardi per correre ai ripari e la signora Stefania a luglio 2017 muore.&#xA;&#xA;Morire di sierofobia&#xA;&#xA;Ecco qui il punto debole: non siamo nel 1987 ma nel 2017, quando ormai da un pezzo è stato dimostrato che grazie a cure efficaci si può bloccare la trasmissione sessuale del virus HIV e soprattutto evitare di passare in AIDS.&#xA;&#xA;Perciò se una persona muore in un paese come l’Italia dove possiamo avvalerci delle cure antivirali, la causa può senz’altro essere una resistenza ai farmaci, complicazioni o allergie agli stessi o altre difficoltà di natura clinica ma, senza contare i casi imprevedibili, più delle volte i problemi sono le false convinzioni di chi non fa il test perché “succede sempre agli altri”, la scarsa cultura sulla prevenzione o in questo caso la sierofobia radicata anche nei sanitari che hanno perso tempo prezioso.&#xA;&#xA;In poche parole è uno dei tanti episodi legati all’HIV sommerso, tema affrontato dalla nostra amica Nadia Galliano nel suo libro &#34;Seguimi con gli occhi&#34;; lì è una quattordicenne a scoprire il dramma dopo la morte del fratello, che ha preso HIV e successivamente AIDS perché la fidanzata era inconsapevole della propria condizione.&#xA;&#xA;Qui invece, se possibile, la situazione è ancora più triste di quella raccontata nel romanzo di Nadia poiché a Messina è accaduto qualcosa di tremendamente reale.&#xA;&#xA;Come Alison Gertz&#xA;Inevitabilmente la morte di Stefania ci fa pensare a una ragazza a cui siamo entrambi molto legati sebbene fosse deceduta quando eravamo adolescenti: Alison Gertz, una delle prime attiviste americane contro l’HIV e AIDS. Eterosessuale, bianca, proveniente da una famiglia benestante, a inizio anni 80 ha contratto il virus da un rapporto occasionale con un ragazzo e quando le hanno diagnosticato la malattia nel 1989 fino alla sua morte tre anni dopo, si è battuta affinché i ragazzi come lei diventassero consapevoli delle precauzioni da prendere:&#xA;&#xA;“Se io posso contrarre l’AIDS, chiunque può”, così diceva per indicare che la malattia non guarda classe sociale, orientamento sessuale o abitudini; proprio il suo essere fuori dalle fantomatiche “categorie a rischio” impedì ai dottori di capire immediatamente quale male affliggesse la ragazza, causando in lei sofferenza inutile.&#xA;&#xA;Ma all’epoca non c’erano i farmaci di ora ed è questo a rendere la morte di Stefania ancora più tragica: ormai si può sapere tutto di HIV e AIDS, con cosa possono giustificarsi i medici per non aver preso in considerazione tale ipotesi da subito? Lei è morta di stigma, è questa la realtà, e abbiamo la sensazione che il sacrificio di Alison sia servito a poco.&#xA;&#xA;Battuto il pregiudizio sull’AIDS&#xA;&#xA;Per fortuna accanto a lei c’è stata una persona che non si è data pace e giustamente ha voluto andare fino in fondo: sua sorella Silvia, che come Alison Gertz ha lottato contro i pregiudizi dei medici ma è soprattutto riuscita a capire da dove fosse arrivato il virus.&#xA;&#xA;A trasmetterlo è stato proprio quel Luigi “professionista affermato” il quale dal 1990 al 2019 è andato a letto con mezzo mondo senza rivelare la propria condizione, provocando la morte per AIDS di Stefania, della prima moglie nel 1991 e la positività di altre donne; lui è stato condannato a 22 anni in primo grado com’è giusto che sia, ma i medici pieni di pregiudizi? Risponderanno delle proprie azioni? Noi speriamo di sì e che la signora Silvia abbia la forza di battersi contro di loro fino all’ultimo respiro.&#xA;&#xA;Credere che “una persona per bene” non possa contrarre l’HIV, negli anni 2000, significa venir meno alla professione medica! Da quando la medicina funziona coi luoghi comuni riguardanti la sessualità altrui?&#xA;&#xA;Quando gli stereotipi uccidono&#xA;Se in questo caso il pregiudizio ha permesso a una malattia di aggravarsi perché non curata in tempo, anni fa in Russia è accaduto di peggio: lei si chiamava Irina Gaidamachuk e ha ucciso 17 persone a martellate.&#xA;&#xA;Anche in quel caso, come racconta il podcast Demoni Urbani, le forze dell’ordine si sono mosse a rilento perché in base alla violenza commessa ritenevano che l’omicida seriale fosse un uomo o un gruppo di uomini; così la signora Irina l’ha fatta franca per un po’ di anni, ammazzando indisturbata alcune donne anziane innocenti che senza luoghi comuni maschilisti avrebbero potuto salvarsi.&#xA;&#xA;Dagli all’untore!&#xA;&#xA;Solita storia: quando i media parlano di una persona che ha trasmesso HIV ai partner, il tono è sempre “dagli all’untore”! Si limitano a sbattere in prima pagina il “mostro” senza mai andare a fondo del problema perché basta piangere i morti e offrire una pacca sulle spalle per confortare le vittime sopravvissute (ma che restino anonime, per carità!) Eccetto Stefania Gambadoro e poche altre infatti le persone diventate HIV positive a causa di predatori sessuali, rimangono sempre nell’anonimato.&#xA;&#xA;Poi quando esce la rassicurante notizia col criminale in galera si chiude il capitolo fino alla prossima vicenda per la quale il copione si ripete: rabbia, insulti alla persona ma più in generale a chi vive con HIV, sentenza, carcere, sipario. E l’infezione rimane sempre un problema “degli altri”.&#xA;&#xA;Ma siamo proprio sicuri che i protagonisti di certa cronaca diffondano l’HIV per il gusto di farlo, su quale base pensiamo che senza virus questi risultino delle persone per bene rispettose dei partner occasionali o meno? “Mi sono infettato io e adesso a te deve toccare la stessa sorte”, sicuramente ci sarà stato qualcuno così ma abbiamo seri dubbi che tutti siano spinti da tale vera o presunta pulsione.&#xA;&#xA;Vittime e carnefici&#xA;Tutti vorremmo che certi drammi non si ripetano più, giusto?&#xA;Allora perché non si ha mai il coraggio di scavare fino alla radice del problema? Troppo facile e comodo criminalizzare l’HIV!&#xA;&#xA;Dire il proprio stato al partner è una questione di rispetto? Sicuramente ma siamo seri: con lo stigma che c’è, due quando flirtano in un locale o on line parlano subito di HIV? Non ci sembra una situazione realistica. Nessuno in cerca di un’avventura occasionale vuole sentire psicodrammi, giusto?&#xA;&#xA;Negli anni 2000 esistono infinite marche di profilattici e, avendone la possibilità, anche la profilassi pre-esposizione per chi è negativo; smettiamola con la stupidaggine della persona positiva che debba sentirsi responsabile anche della salute di tutti gli altri.&#xA;&#xA;In più, la stragrande maggioranza di chi è positivo all’HIV è in terapia efficace e non può trasmettere sessualmente l’infezione, questa è un’evidenza scientifica che permette di non far sentire più queste persone obbligate a parlarne.&#xA;&#xA;Prima che uno negativo decida cosa i positivi debbano fare a letto, sarebbe opportuno considerare che in un mondo pieno di sierofobia come questo un contatto occasionale potrebbe anche rivelarsi un ricattatore: “paga o divulgo il tuo status”, “vieni a letto con me o parlo”, ecc.&#xA;&#xA;Occorre cambiare la narrazione mediatica sul virus perché lo stigma costringe a tenere l’HIV sotto silenzio e, se già è difficile parlarne per una persona rispettosa di sé e degli altri, cosa succede se sei uno che se n’è sempre fregato della vita umana?&#xA;&#xA;Inutile che ci prendiamo in giro: il mondo è pieno di persone egoiste indifferenti a quanto accade loro intorno, non è necessario essere disturbati come Valentino Talluto; per non aver scrupoli e passare HIV ai partner inconsapevoli è sufficiente un profilo molto più semplice:&#xA;&#xA;“Penso che sia una malattia riguardante solo certe persone, non mi faccio mai il test, vado solo con gente di cui mi fido” (questi sono la maggioranza e trasmettono SENZA saperlo);&#xA;“ho preso il virus, me ne vergogno perché credevo non potesse succedermi, io sono una persona per bene e non voglio prendere pastiglie per tutta la vita. Nego la realtà sperando che mi vada tutto liscio, se parlo del virus mi giudicano o peggio mi ricattano quindi penso a godere io e sto zitto”;&#xA;“ho letto su Internet che HIV non esiste, non è lui la causa dell’AIDS, sono i farmaci antivirali che uccidono. Ho tranquillamente rapporti sessuali sprotetti perché il preservativo in realtà non preserva” (sono i danni del sovraccarico di informazione presente su Internet, e l’ignoranza diffusa) – questa descrizione si adatta a un recente caso di cronaca in provincia di Ancona, Claudio Pinti;&#xA;“Mi piacevi troppo, se te lo dicevo mi avresti rifiutato avevo paura di perderti” (egoismo allo stato puro, mascherato da amore).&#xA;&#xA;Tutte condizioni che trasformano la vittima dello stigma in un carnefice. Lungi da noi difendere chi si comporta in questo modo, la giustizia li deve punire poiché nuocere ad altri non è la soluzione per affrontare la sierofobia. Resta però il fatto che fino a quando lo stigma sarà diffuso, la probabilità di queste storie al limite sarà sempre presente e prima ce ne rendiamo conto, meglio è perché tali soggetti già prima dell’HIV se ne infischiavano della vita umana e il virus è soltanto l’ennesimo sistema per dimostrarlo.&#xA;&#xA;Siamo comunque consapevoli che per quanto sia rassicurante vedere “il mostro” in prigione, nessuno darà più indietro la sieronegatività alle persone coinvolte loro malgrado né, tanto meno, fa tornare in vita chi è morto.&#xA;&#xA;Ci sono stati personaggi simili anche nel covid, andati in giro senza protezioni né vaccinazioni sbraitando di “libertà” salvo poi urlare “all’untore” quando si parla di chi non si protegge nei rapporti sessuali tacendo il proprio stato sierologico HIV. Sono tutti della stessa pasta!&#xA;&#xA;“Mostri”, HIV e terapia&#xA;Un altro punto in comune hanno i casi HIV mediatici: nessuno mai parla delle terapie o sull’argomento si rimane sempre sul vago; conta solo che il protagonista della storia sia positivo e abbia diffuso l’infezione quando, invece, il dettaglio della terapia è fondamentale. Lo ribadiremo fino allo sfinimento, una persona con HIV che assume regolarmente gli antivirali, anche avendo rapporti senza protezione NON può trasmettere il virus!&#xA;&#xA;Parlando dell’uomo messinese, il giornale L’eco del sud sostiene che egli “era positivo dal 1990 e si curava da anni”; su altre fonti è scritto che “dal 1990 al 2019 ha trasmesso il virus a cinque donne” e per noi il racconto sta in piedi fino a un certo punto: se il finale è stato così tragico qualcosa di sicuro è andato storto!&#xA;&#xA;Dato l’epilogo per la sua prima moglie e per Stefania, escludiamo che fosse totalmente senza farmaci perché in tal caso sarebbe finito in AIDS e morto anche lui. Idem se la terapia fosse stata inefficace e non l’avesse mai cambiata. Crediamo piuttosto che il signor Luigi fosse poco costante con le somministrazioni per cui la sua carica virale fosse lontana dalla soglia di non rilevabile, mantenendo per questo la capacità di trasmettere.&#xA;&#xA;Nessuno capisce i danni che un’informazione così superficiale produce e, soprattutto, nessuno ne risponde: distribuire le notizie in questo modo favorisce la confusione, da cui deriva la disinformazione e alla fine lo stigma; poco importa a loro se di mezzo c’è anche il figlio di Stefania ormai adolescente e affidato alla sorella di lei, una narrazione mediatica indecente espone anche lui a bullismo e insulti: “figlio dell’untore”, “figlio di appestati”, o peggio esser trattato da perenne vittima. Data la situazione della madre inconsapevolmente positiva ha già avuto la fortuna di nascere senza virus, non gli si scarichi sulle spalle anche l’offesa indotta dalla disinformazione! I media hanno pensato a tutto ciò?&#xA;&#xA;Abbiamo i nostri seri dubbi in merito, a loro interessa pubblicare le storie più morbose possibili tanto chi vuoi che parli, chi ha l’HIV sta sempre in silenzio, perciò nessuno pagherà i danni dopo aver instillato pregiudizi ancora più forti nell’opinione pubblica; guai parlare di educazione sessuale, per loro meglio continuare a trattare l’HIV come una “punizione” o la disgrazia accaduta per mano di un “untore”. …E la reazione a catena va avanti.&#xA;&#xA;Fino al prossimo morto da piangere o vittima da compatire quando si mostra senza volto e con voce distorta, nell’ennesima trasmissione tv.&#xA;Stefania Gambadoro morta di sierofobia, aggiornamento dicembre 2022&#xA;Il processo d’appello per la condanna del signor Luigi doveva esserci il 25 ottobre 2022 ma è uscito un cosiddetto “vizio di forma”: due dei giurati hanno compiuto 65 anni, età limite per tale carica. Quindi, giusto per non farsi mancare nulla in termine di assurdità, il processo dovrà partire daccapo. Dal primo grado di giudizio. Oltre alla sierofobia dei medici, a far del male a Stefania Gambadoro pensa anche la burocrazia.&#xA;Fonte: Stefania Gambadoro, annullata condanna – Noi non abbiamo davvero più parole.&#xA;Stefania Gambadoro, aggiornamento marzo 2023:&#xA;Il processo al signor Luigi è ricominciato daccapo; non ne sappiamo molto e se al momento non inseriamo link alle notizie in proposito è perché tutti i media che ne parlano continuano ad alimentare la sierofobia mediatica e noi non vogliamo favorirla regalando loro visite in più. Seguiamo la vicenda e vedremo come andrà avanti, ma per i medici che hanno ritardato la diagnosi al momento non c’è stata alcuna condanna.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Morire di AIDS nel 2017 dopo che i pregiudizi dei medici hanno ritardato la diagnosi. Stefania Gambadoro è morta di stigma, di sierofobia.
Pubblicato in: <a href="https://plusbrothers.net/tag:fediblog" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">fediblog</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:hiv" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">hiv</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:notizie" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">notizie</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:stigma" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">stigma</span></a>

Purtroppo si è verificato l’ennesimo dramma di HIV sommerso raccontato come al solito dalla sierofobia mediatica: dagli all’untore! Ma intanto una donna è morta. Riposa in pace, Stefania Gambadoro!</p>

<p>Prima pubblicazione, febbraio 2022. Modifiche rispetto al post iniziale: abbiamo aggiornato l’articolo con la correzione di alcuni punti, seguendo le linee guida per giornalisti su come <a href="https://www.lila.it/it/lila-dice/1739-informare-su-hiv-aids">informare correttamente su HIV e AIDS</a>. Non siamo un giornale ma chiunque scriva di HIV ha il dovere di fare il meglio possibile per evitare di sbagliare.</p>

<h2 id="chi-è-stefania-gambadoro">Chi è Stefania Gambadoro</h2>

<p>Lei è Stefania, un’avvocatessa civilista della provincia di Messina. “Persona per bene”, “vita normale”, e già con questi due termini potremmo parlare di narrazione tossica ma andiamo avanti lo stesso. Ha avuto una storia d’amore con Luigi – “professionista affermato della Messina bene”, dicono, rapporto da cui è nato un bambino ma poco dopo i due si lasciano, come succede altre troppe volte nel mondo.</p>

<h2 id="il-terzo-incomodo">Il terzo incomodo</h2>

<p>Potremmo già chiudere, poiché la protagonista di questa vicenda aveva una famiglia unita e che l’ha supportata permettendole di crescere al meglio il piccolo, oltre a vivere gratificazioni nel lavoro. Invece s’è messo in mezzo un terzo incomodo:</p>

<p>nel 2015 la signora ha iniziato a star male , perdere peso, altri sintomi tanto gravi da costringerla a ricoverarsi in ospedale; anoressia, leucemia, di tutto hanno ipotizzato i medici salvo poi smentirsi.</p>

<p>La diagnosi definitiva, AIDS, arriva dopo due anni. Decisamente troppo tardi per correre ai ripari e la signora Stefania a luglio 2017 muore.</p>

<h2 id="morire-di-sierofobia">Morire di sierofobia</h2>

<p>Ecco qui il punto debole: non siamo nel 1987 ma nel 2017, quando ormai da un pezzo è stato dimostrato che grazie a cure efficaci si può <a href="https://www.impossibilesbagliare.it">bloccare la trasmissione sessuale</a> del virus HIV e soprattutto evitare di passare in AIDS.</p>

<p>Perciò se una persona muore in un paese come l’Italia dove possiamo avvalerci delle cure antivirali, la causa può senz’altro essere una resistenza ai farmaci, complicazioni o allergie agli stessi o altre difficoltà di natura clinica ma, senza contare i casi imprevedibili, più delle volte i problemi sono le false convinzioni di chi non fa il test perché “succede sempre agli altri”, la scarsa cultura sulla prevenzione o in questo caso la sierofobia radicata anche nei sanitari che hanno perso tempo prezioso.</p>

<p>In poche parole è uno dei tanti episodi legati all’HIV sommerso, tema affrontato dalla nostra amica Nadia Galliano nel suo libro “Seguimi con gli occhi”; lì è una quattordicenne a scoprire il dramma dopo la morte del fratello, che ha preso HIV e successivamente AIDS perché la fidanzata era inconsapevole della propria condizione.</p>

<p>Qui invece, se possibile, la situazione è ancora più triste di quella raccontata nel romanzo di Nadia poiché a Messina è accaduto qualcosa di tremendamente reale.</p>

<h2 id="come-alison-gertz">Come Alison Gertz</h2>

<p>Inevitabilmente la morte di Stefania ci fa pensare a una ragazza a cui siamo entrambi molto legati sebbene fosse deceduta quando eravamo adolescenti: <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/03/12/una-fatale-notte-amore.html">Alison Gertz</a>, una delle prime attiviste americane contro l’HIV e AIDS. Eterosessuale, bianca, proveniente da una famiglia benestante, a inizio anni 80 ha contratto il virus da un rapporto occasionale con un ragazzo e quando le hanno diagnosticato la malattia nel 1989 fino alla sua morte tre anni dopo, si è battuta affinché i ragazzi come lei diventassero consapevoli delle precauzioni da prendere:</p>

<p>“Se io posso contrarre l’AIDS, chiunque può”, così diceva per indicare che la malattia non guarda classe sociale, orientamento sessuale o abitudini; proprio il suo essere fuori dalle fantomatiche “categorie a rischio” impedì ai dottori di capire immediatamente quale male affliggesse la ragazza, causando in lei sofferenza inutile.</p>

<p>Ma all’epoca non c’erano i farmaci di ora ed è questo a rendere la morte di Stefania ancora più tragica: ormai si può sapere tutto di HIV e AIDS, con cosa possono giustificarsi i medici per non aver preso in considerazione tale ipotesi da subito? Lei è morta di stigma, è questa la realtà, e abbiamo la sensazione che il sacrificio di Alison sia servito a poco.</p>

<h2 id="battuto-il-pregiudizio-sull-aids">Battuto il pregiudizio sull’AIDS</h2>

<p>Per fortuna accanto a lei c’è stata una persona che non si è data pace e giustamente ha voluto andare fino in fondo: sua sorella Silvia, che come Alison Gertz ha lottato contro i pregiudizi dei medici ma è soprattutto riuscita a capire da dove fosse arrivato il virus.</p>

<p>A trasmetterlo è stato proprio quel Luigi “professionista affermato” il quale dal 1990 al 2019 è andato a letto con mezzo mondo senza rivelare la propria condizione, provocando la morte per AIDS di Stefania, della prima moglie nel 1991 e la positività di altre donne; lui è stato condannato a 22 anni in primo grado com’è giusto che sia, ma i medici pieni di pregiudizi? Risponderanno delle proprie azioni? Noi speriamo di sì e che la signora Silvia abbia la forza di battersi contro di loro fino all’ultimo respiro.</p>

<p>Credere che “una persona per bene” non possa contrarre l’HIV, negli anni 2000, significa venir meno alla professione medica! Da quando la medicina funziona coi luoghi comuni riguardanti la sessualità altrui?</p>

<h2 id="quando-gli-stereotipi-uccidono">Quando gli stereotipi uccidono</h2>

<p>Se in questo caso il pregiudizio ha permesso a una malattia di aggravarsi perché non curata in tempo, anni fa in Russia è accaduto di peggio: lei si chiamava Irina Gaidamachuk e ha ucciso 17 persone a martellate.</p>

<p>Anche in quel caso, come racconta <a href="https://www.gliascoltabili.it/podcast/vodka-e-martello/">il podcast Demoni Urbani</a>, le forze dell’ordine si sono mosse a rilento perché in base alla violenza commessa ritenevano che l’omicida seriale fosse un uomo o un gruppo di uomini; così la signora Irina l’ha fatta franca per un po’ di anni, ammazzando indisturbata alcune donne anziane innocenti che senza luoghi comuni maschilisti avrebbero potuto salvarsi.</p>

<h2 id="dagli-all-untore">Dagli all’untore!</h2>

<p>Solita storia: quando i media parlano di una persona che ha trasmesso HIV ai partner, il tono è sempre “dagli all’untore”! Si limitano a sbattere in prima pagina il “mostro” senza mai andare a fondo del problema perché basta piangere i morti e offrire una pacca sulle spalle per confortare le vittime sopravvissute (ma che restino anonime, per carità!) Eccetto Stefania Gambadoro e poche altre infatti le persone diventate HIV positive a causa di predatori sessuali, rimangono sempre nell’anonimato.</p>

<p>Poi quando esce la rassicurante notizia col criminale in galera si chiude il capitolo fino alla prossima vicenda per la quale il copione si ripete: rabbia, insulti alla persona ma più in generale a chi vive con HIV, sentenza, carcere, sipario. E l’infezione rimane sempre un problema “degli altri”.</p>

<p>Ma siamo proprio sicuri che i protagonisti di certa cronaca diffondano l’HIV per il gusto di farlo, su quale base pensiamo che senza virus questi risultino delle persone per bene rispettose dei partner occasionali o meno? “Mi sono infettato io e adesso a te deve toccare la stessa sorte”, sicuramente ci sarà stato qualcuno così ma abbiamo seri dubbi che tutti siano spinti da tale vera o presunta pulsione.</p>

<h2 id="vittime-e-carnefici">Vittime e carnefici</h2>

<p>Tutti vorremmo che certi drammi non si ripetano più, giusto?
Allora perché non si ha mai il coraggio di scavare fino alla radice del problema? Troppo facile e comodo criminalizzare l’HIV!</p>

<p>Dire il proprio stato al partner è una questione di rispetto? Sicuramente ma siamo seri: con lo stigma che c’è, due quando flirtano in un locale o on line parlano subito di HIV? Non ci sembra una situazione realistica. Nessuno in cerca di un’avventura occasionale vuole sentire psicodrammi, giusto?</p>

<p>Negli anni 2000 esistono infinite marche di profilattici e, avendone la possibilità, anche la profilassi pre-esposizione per chi è negativo; smettiamola con la stupidaggine della persona positiva che debba sentirsi responsabile anche della salute di tutti gli altri.</p>

<p>In più, la stragrande maggioranza di chi è positivo all’HIV è in terapia efficace e non può trasmettere sessualmente l’infezione, questa è un’evidenza scientifica che permette di non far sentire più queste persone obbligate a parlarne.</p>

<p>Prima che uno negativo decida cosa i positivi debbano fare a letto, sarebbe opportuno considerare che in un mondo pieno di sierofobia come questo un contatto occasionale potrebbe anche rivelarsi un ricattatore: “paga o divulgo il tuo status”, “vieni a letto con me o parlo”, ecc.</p>

<p>Occorre cambiare la narrazione mediatica sul virus perché lo stigma costringe a tenere l’HIV sotto silenzio e, se già è difficile parlarne per una persona rispettosa di sé e degli altri, cosa succede se sei uno che se n’è sempre fregato della vita umana?</p>

<p>Inutile che ci prendiamo in giro: il mondo è pieno di persone egoiste indifferenti a quanto accade loro intorno, non è necessario essere disturbati come <a href="https://plusbrothers.net/valentino-talluto-stigma/">Valentino Talluto</a>; per non aver scrupoli e passare HIV ai partner inconsapevoli è sufficiente un profilo molto più semplice:</p>
<ul><li>“Penso che sia una malattia riguardante solo certe persone, non mi faccio mai il test, vado solo con gente di cui mi fido” (questi sono la maggioranza e trasmettono SENZA saperlo);</li>
<li>“ho preso il virus, me ne vergogno perché credevo non potesse succedermi, io sono una persona per bene e non voglio prendere pastiglie per tutta la vita. Nego la realtà sperando che mi vada tutto liscio, se parlo del virus mi giudicano o peggio mi ricattano quindi penso a godere io e sto zitto”;</li>
<li>“ho letto su Internet che HIV non esiste, non è lui la causa dell’AIDS, sono i farmaci antivirali che uccidono. Ho tranquillamente rapporti sessuali sprotetti perché il preservativo in realtà non preserva” (sono i danni del sovraccarico di informazione presente su Internet, e l’ignoranza diffusa) – questa descrizione si adatta a un recente caso di cronaca in provincia di Ancona, <a href="https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/22_maggio_07/ancora-cassazione-conferma-condanna-claudio-pinti-una-donna-mori-che-contagio-l-hiv-fee09f1e-cde7-11ec-869d-94b6e110dad5.shtml">Claudio Pinti</a>;</li>
<li>“Mi piacevi troppo, se te lo dicevo mi avresti rifiutato avevo paura di perderti” (egoismo allo stato puro, mascherato da amore).</li></ul>

<p>Tutte condizioni che trasformano la vittima dello stigma in un carnefice. Lungi da noi difendere chi si comporta in questo modo, la giustizia li deve punire poiché nuocere ad altri non è la soluzione per affrontare la sierofobia. Resta però il fatto che fino a quando lo stigma sarà diffuso, la probabilità di queste storie al limite sarà sempre presente e prima ce ne rendiamo conto, meglio è perché tali soggetti già prima dell’HIV se ne infischiavano della vita umana e il virus è soltanto l’ennesimo sistema per dimostrarlo.</p>

<p>Siamo comunque consapevoli che per quanto sia rassicurante vedere “il mostro” in prigione, nessuno darà più indietro la sieronegatività alle persone coinvolte loro malgrado né, tanto meno, fa tornare in vita chi è morto.</p>

<p>Ci sono stati personaggi simili anche nel covid, andati in giro senza protezioni né vaccinazioni sbraitando di “libertà” salvo poi urlare “all’untore” quando si parla di chi non si protegge nei rapporti sessuali tacendo il proprio stato sierologico HIV. Sono tutti della stessa pasta!</p>

<h2 id="mostri-hiv-e-terapia">“Mostri”, HIV e terapia</h2>

<p>Un altro punto in comune hanno i casi HIV mediatici: nessuno mai parla delle terapie o sull’argomento si rimane sempre sul vago; conta solo che il protagonista della storia sia positivo e abbia diffuso l’infezione quando, invece, il dettaglio della terapia è fondamentale. Lo ribadiremo fino allo sfinimento, una persona con HIV che assume regolarmente gli antivirali, anche avendo rapporti senza protezione NON può trasmettere il virus!</p>

<p>Parlando dell’uomo messinese, il giornale <a href="https://www.lecodelsud.it/luntore-messinese-condannato-silvia-gambadoro-vittoria-non-mia-ma-della-verita-battuto-il-pregiudizio-sullaids">L’eco del sud</a> sostiene che egli “era positivo dal 1990 e si curava da anni”; su altre fonti è scritto che “dal 1990 al 2019 ha trasmesso il virus a cinque donne” e per noi il racconto sta in piedi fino a un certo punto: se il finale è stato così tragico qualcosa di sicuro è andato storto!</p>

<p>Dato l’epilogo per la sua prima moglie e per Stefania, escludiamo che fosse totalmente senza farmaci perché in tal caso sarebbe finito in AIDS e morto anche lui. Idem se la terapia fosse stata inefficace e non l’avesse mai cambiata. Crediamo piuttosto che il signor Luigi fosse poco costante con le somministrazioni per cui la sua carica virale fosse lontana dalla soglia di non rilevabile, mantenendo per questo la capacità di trasmettere.</p>

<p>Nessuno capisce i danni che un’informazione così superficiale produce e, soprattutto, nessuno ne risponde: distribuire le notizie in questo modo favorisce la confusione, da cui deriva la disinformazione e alla fine lo stigma; poco importa a loro se di mezzo c’è anche il figlio di Stefania ormai adolescente e affidato alla sorella di lei, una narrazione mediatica indecente espone anche lui a bullismo e insulti: “figlio dell’untore”, “figlio di appestati”, o peggio esser trattato da perenne vittima. Data la situazione della madre inconsapevolmente positiva ha già avuto la fortuna di nascere senza virus, non gli si scarichi sulle spalle anche l’offesa indotta dalla disinformazione! I media hanno pensato a tutto ciò?</p>

<p>Abbiamo i nostri seri dubbi in merito, a loro interessa pubblicare le storie più morbose possibili tanto chi vuoi che parli, chi ha l’HIV sta sempre in silenzio, perciò nessuno pagherà i danni dopo aver instillato pregiudizi ancora più forti nell’opinione pubblica; guai parlare di educazione sessuale, per loro meglio continuare a trattare l’HIV come una “punizione” o la disgrazia accaduta per mano di un “untore”. …E la reazione a catena va avanti.</p>

<p>Fino al prossimo morto da piangere o vittima da compatire quando si mostra senza volto e con voce distorta, nell’ennesima trasmissione tv.</p>

<h3 id="stefania-gambadoro-morta-di-sierofobia-aggiornamento-dicembre-2022">Stefania Gambadoro morta di sierofobia, aggiornamento dicembre 2022</h3>

<p>Il processo d’appello per la condanna del signor Luigi doveva esserci il 25 ottobre 2022 ma è uscito un cosiddetto “vizio di forma”: due dei giurati hanno compiuto 65 anni, età limite per tale carica. Quindi, giusto per non farsi mancare nulla in termine di assurdità, il processo dovrà partire daccapo. Dal primo grado di giudizio. Oltre alla sierofobia dei medici, a far del male a Stefania Gambadoro pensa anche la burocrazia.
Fonte: <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/12/20/messina-mori-di-aids-la-corte-di-appello-annulla-per-un-vizio-di-forma-la-condanna-a-22-anni-dellex-compagno-che-la-contagio/6912810/">Stefania Gambadoro, annullata condanna</a> – Noi non abbiamo davvero più parole.</p>

<h3 id="stefania-gambadoro-aggiornamento-marzo-2023">Stefania Gambadoro, aggiornamento marzo 2023:</h3>

<p>Il processo al signor Luigi è ricominciato daccapo; non ne sappiamo molto e se al momento non inseriamo link alle notizie in proposito è perché tutti i media che ne parlano continuano ad alimentare la sierofobia mediatica e noi non vogliamo favorirla regalando loro visite in più. Seguiamo la vicenda e vedremo come andrà avanti, ma per i medici che hanno ritardato la diagnosi al momento non c’è stata alcuna condanna.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://plusbrothers.net/stefania-gambadoro-morta-sierofobia</guid>
      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 22:20:57 +0200</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il Cambiamento Positivo</title>
      <link>https://plusbrothers.net/cambiamento-positivo-hiv</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cambiamento positivo, quando la parola è un doppio senso. Alessandro &#34;Gifter&#34; racconta la propria esperienza con HIV.&#xA;Pubblicato in: #fediblog, #hiv, #personale&#xA;!--more--&#xA;DISCLAIMER: nel post c’è ironia ma anche tanto Drama Queen: lettori avvisati.&#xA;Il cambiamento POSITIVO&#xA;Ora non è “Gifter” a parlare ma Alessandro con un post dove condivido la mia esperienza di persona con HIV per smontare i pregiudizi di chi è scettico sulla mia partecipazione a questo blog nato come progetto satirico.&#xA;&#xA;Evento negativo? Sì. Notizia devastante? Di sicuro. Ma siccome quando il “cambiamento positivo” arriva te lo tieni, vale la pena prenderne atto e nel tempo imparare a conviverci più pacificamente possibile.&#xA;2013: Think twice!&#xA;Ascolto tutta la musica perché ne sono appassionato ma c’è un particolare brano che non riesco ad affrontare: “think twice” di Celine Dion.&#xA;&#xA;Una volta però adoravo questo pezzo perché era quello che aveva unito me e Alberto, grande amore ed errore della mia vita.&#xA;&#xA;A 32 anni avrei dovuto già essere adulto invece sono caduto fra le braccia di chi prometteva fedeltà ma era un traditore seriale e io ho continuato a perdonarlo malgrado, col senno di poi, i segnali di relazione malsana fossero palesi.&#xA;&#xA;Alla fine però un giorno, trovando l’ennesimo calzino estraneo sotto il nostro letto, ho preso tutta la sua roba e gli ho lasciato la valigia fuori dalla porta.&#xA;&#xA;Avessi trovato preservativi usati anziché i calzini sarebbe stato disgustoso ma almeno avrei gestito solo le corna, invece così ho dovuto affrontare un “cambiamento positivo” che avrei evitato volentieri.&#xA;&#xA;Anche “Think Twice” è riuscito a farmi odiare: per fortuna non è andato avanti molto con quella storia, ma le scenate di Alberto fuori casa o al telefono a supplicare “Alex, ti prego, perdonami” con la canzone in sottofondo, si sono ripetute da metà gennaio 2013 fino a marzo e tralascio il dettaglio sul San Valentino – più volte ha rischiato una mia denuncia per stalking.&#xA;&#xA;Adesso quindi solo le prime note di quel brano mi fanno innervosire come quando un seccatore suona il campanello sperando di vendermi oggetti o divulgare religioni improbabili.&#xA;&#xA;Con chi suona alla porta non mi sono mai permesso ma ad Alberto ho lanciato più di qualche secchiata d’acqua dalla finestra quando veniva a rompermi le palle e in pieno inverno non è il massimo pertanto qualora si fosse preso un bel raffreddore, se lo sarebbe solo cercato.&#xA;&#xA;In compenso nello stesso maledetto periodo mi ero beccato io un’influenza potentissima anche senza prendere secchiate, o almeno io l’ho considerata come tale. Amore finito, stress, ma con una pillola e un po’ di riposo passa tutto.&#xA;&#xA;Appena guarito, sono andato in discarica a buttare le ultime mutande che Alberto aveva lasciato nel mio cassetto forse per illudersi di chissà cosa; però il vecchio Gifter, anzi il vecchio Alex in questo contesto, se ha deciso di chiudere, chiude senza alcuna possibilità di ripensamento. Ancora ignoravo che, oggettivamente, non di tutti i regali lasciati dall’ex ci si può liberare.&#xA;&#xA;2013: Rito di passaggio&#xA;Quando superi il momento clou dello stress da relazione finita cosa pensi? “I cimiteri sono pieni di persone insostituibili”, ci può essere qualcun altro da amare, e capisci che a 37 anni forse forse è il caso di “rimettersi sul mercato” per non diventare la vedova austera del diciannovesimo secolo.&#xA;&#xA;Allora, nell’idea di ricominciare a conoscere gente col classico “poi si vedrà”, ho preso una decisione importante: fare il test per le infezioni sessualmente trasmissibili HIV compreso in quanto mi sentivo in perfetta forma ma, sapendo che io ero monogamo e Alberto no, mi ritenevo una persona sufficientemente vulnerabile: nella peggiore delle ipotesi avrei quantomeno salvaguardato eventuali nuove relazioni a breve, medio o lungo termine.&#xA;&#xA;Noi omosessuali maschi abbiamo maturato una certa consapevolezza in decenni di HIV o AIDS associati principalmente al nostro orientamento sessuale: i virus non guardano se sei monogamo o poligamo, è sufficiente una porta aperta a cui accedere e non gliene frega un accidenti se tu fai l’amore senza protezione perché “ti fidi” del tuo partner o se stai con una persona completamente anonima appena conosciuta della quale ti importa solo finché ti rivesti. I virus entrano in casa tua senza bussare né chiederti: “posso?”&#xA;&#xA;A dire il vero è così anche per le persone etero, queste ultime però il più delle volte si sentono cullate nella “comfort zone” mediatica delle categorie a rischio e anche se il traditore seriale è la persona “della porta accanto” che si dedica a casa e lavoro, spesso e volentieri l’etero medio non considera l’eventualità infezioni sessuali, non si sottopone ai test, poi succedono le tragedie di marito o moglie in AIDS conclamato dopo anni di silenzio, o positività all’HIV scoperte durante una gravidanza.&#xA;&#xA;Poco mi importa se sono brutale ma, siccome la vita non fa sconti, neanch’io li concedo quando mi esprimo su questi temi.&#xA;&#xA;Coi test avevo previsto di chiudere definitivamente il capitolo Alberto e, nel merito, scherzavo anche assieme al mio migliore amico: “insomma dai, non sarò mica così sfigato da essere cornuto e sieropositivo? Posso reggere il tradimento ma l’HIV non so.”&#xA;&#xA;Adriano però è parecchio più malizioso di me e ha lanciato il sasso: “io ti sto addosso come una ventosa perché l’influenza che hai avuto qualche tempo fa non mi è piaciuta affatto”.&#xA;&#xA;E chi se la ricordava più, non certo io! Ma lui da brava “sanguisuga” come lo chiamo tutt’ora, non si perde ogni minima fragilità da parte mia e già allora diceva “noi due possiamo reggere il peso di qualunque sventura. Sono con te”.&#xA;&#xA;Lui mi è vicino fin dall’adolescenza, il primo a cui ho confidato che “non mi piaceva la gnocca” (come parlavo male a suo tempo), quella è un’amicizia che dura da decenni. Ne abbiamo passate tante e ci sentiamo in una botte di ferro, neanche c’è il pericolo di rubarci i partner uno con l’altro perché è etero!&#xA;&#xA;2013: La risposta&#xA;L’influenza, cosa vuoi che sia! Avevo già letto sull’Internet che il passaggio da HIV negativo a positivo potesse scatenare dei sintomi simil-influenzali però su questo non ho mai voluto condizionarmi e dopo Alberto, nella mia vita, a nessuno avevo permesso di affacciarsi finché non sarei stato certo di “essere sano” – così definivo la negatività all’HIV fino a quel momento. Quindi mi sono fatto prelevare il sangue senza troppi pensieri drammatici: tutto sommato, ero tranquillo: avevo “la coscienza a posto”, “mi ero comportato bene”, il test era uno scrupolo ma generalmente “l’AIDS prende solo chi non fa attenzione”. Anch’io vittima, in qualche modo, delle campagne mediatiche fatte coi piedi.&#xA;&#xA;Lo screening era per tutte le infezioni sessualmente trasmissibili, non ero andato in una di quelle strutture dove fanno anonimo il test solo per l’HIV e sono rimasto in attesa dei risultati.&#xA;&#xA;Ero sereno fino a quando non mi è squillato il cellulare: il dottore voleva “vedermi per discutere degli esiti” e a quel punto ho anche aggredito la signorina addetta alle chiamate: “porca puttana, ragazzetta, non farmi giri di parole dimmi che sono sieropositivo e sparisci!” Lei formale ma gentile: “signore abbia pazienza, non sono tenuta a darle informazioni al telefono, le chiedo cortesemente di prendere appuntamento col medico!” Venerdì 3 maggio 2013, va bene.&#xA;&#xA;Mi ha accompagnato Adriano quel giorno, unica persona di cui potessi fidarmi ed è rimasto lì fuori ad attendermi mentre io ero chiuso in stanza a parlare col dottore. “Tutto negativo, tranne l’HIV, mi spiace”. No, cazzo no! Io HIV positivo no! Alberto non poteva avermi fatto questo!&#xA;&#xA;Ricevuta una simile notizia ti crolla ogni certezza, ma ognuno reagisce a suo modo: io in quel momento non avevo più un dottore di fronte, non era più l’ambulatorio ma mi sentivo come se fossi a casa mia a tavola davanti ad Alberto e ci sarebbe mancata solo Think Twice per farmi definitivamente sbroccare.&#xA;&#xA;Medicina e psicoterapia&#xA;Santa pazienza aveva (e ha tutt’ora) quel medico. Solo quando mi sono calmato, mi ha spiegato tutto il percorso da fare; avevo troppa paura del “dopo” e ricordo ancora che dissi “dottore la prego se mi dà una medicina che non mi rende un fantasma con le gambe la accetto”.&#xA;&#xA;Lui fece molto di più e mi diede l’opportunità di seguire un percorso di terapia sia antivirale sia psicologica grazie a cui adesso ho ritrovato il mio equilibrio e non ho problemi a parlarne apertamente.&#xA;&#xA;Alberto? Ovviamente risultato anche lui positivo e ancora oggi sono convinto che non ne fosse a conoscenza: come prestava poca attenzione in auto così era nella sessualità e gli effetti si sono visti eppure, nel tempo, mi sono fatto passare il rancore nei suoi confronti perché l’odio non mi faceva stare bene.&#xA;&#xA;Sconforto e solitudine&#xA;La psicoterapia è durata un anno e mezzo di cui giudicavo i primi mesi come assolutamente inutili perché mi facevo talmente schifo da essermi chiuso in casa senza farmi la doccia per giorni; Adriano da parte sua veniva anche a trovarmi ma sempre più di rado.&#xA;&#xA;“Non mi vuoi più come amico perché ho l’HIV, gli scrissi un giorno ma la sua risposta fu impietosa: “se non vengo volentieri da te è perché puzzi come una capra. Pensi di spaventare il virus così? Più facile che me ne vada io! Continua di questo passo e l’HIV rimarrà l’unico a starti vicino ma solo perché gli tocca e da te non può staccarsi sennò muore”.&#xA;&#xA;Nessun professionista ti dirà mai una frase simile, un amico cresciuto con te invece sì specialmente quando ti vede autodistruggerti e non sa cosa fare per aiutarti.&#xA;&#xA;A questo si è aggiunta la terapia d’urto dello psicologo al quale confidai che avevo passato l’estate del 2013 studiando quale fosse il modo migliore per morire, prima che mi ammazzasse il virus.&#xA;&#xA;Mi affrontò a muso duro: “quanti modi per morire stai descrivendo. Ma se passi i giorni a pensarci senza metterlo in pratica, intuisco che non vuoi ucciderti veramente. Che dici? Partiamo da qui: tu, morire, in realtà non vuoi”.&#xA;&#xA;“E certo che non voglio morire”, era stata la mia risposta, “ma è l’HIV che mi costringe a pensarci! A 37 anni la data di scadenza! Non è giusto!”&#xA;&#xA;Adattarsi e convivere&#xA;Quel sant’uomo mi ha lasciato sparare cazzate a raffica e poi si è messo a dirmi le stesse parole che già avevo sentito dal medico: “adesso non è più una condanna a morte”, “segui regolarmente la terapia”, “abbi uno stile di vita più sano possibile”, c’è voluto molto tempo ma alla fine oltre ad aver fatto pace con l’HIV l’ho fatta con la mia autostima e ho debellato i sentimenti di stigma e omofobia interiorizzati che da anni tenevo dentro.&#xA;&#xA;Capitolo chiuso anche l’odio per l’infezione: ormai sono emotivamente sereno, tanto che il virus fa parte della mia famiglia esattamente come il gatto e me ne prendo cura rimanendo fedele alle medicine e ai controlli medici.&#xA;&#xA;Dovrei fare più esercizio fisico ma io e il mio HIV siamo così: quando uno vuole andare a fare una passeggiata, l’altro si mette d’accordo con Giove Pluvio e fa piovere. Tale umano tale virus! Serie tv, divano, attività in orizzontale! Almeno essendo in simbiosi non c’è rischio che mentre guardiamo lo sport l’HIV tifi per gli avversari.&#xA;&#xA;Lo ammetto, dopo tutto quello che mi ha fatto penare per farsi accogliere, mi sono pure affezionato a questo virus. Lui che mi ha costretto a mettere in discussione troppe certezze fondate sul nulla ma che alla fine mi ha permesso di trovarne più salde comprese alcune amicizie e amori solidi che prima, forse, c’erano e non li vedevo.&#xA;&#xA;Brutto da dire forse ma senza di lui probabilmente non avrei stretto amicizia con @elettrona l’ideatrice di questo blog, che divide con me l’esperienza dal punto di vista opposto: quello di una persona senza HIV ed ex compagna di un uomo col virus.&#xA;&#xA;Cosa potrei volere di più? Tornare col segno negativo? Al momento non ci penso perché non è possibile, salvo le persone con leucemia trapiantate di staminali su cui i media ogni tanto parlano.&#xA;&#xA;Mi basterebbe mantenere HIV sulla soglia di Non Rilevabile Non Trasmissibile senza dover assumere farmaci, la ricerca si sta concentrando in questo senso perciò è questione solo di pazienza; per adesso il mio desiderio è vivere e godermela al massimo, ho già perso troppo tempo dietro alle cazzate!&#xA;&#xA;In chiusura tranquillizzo i lettori sul fatto che non ho alcuna intenzione di scrivere libri e guadagnare sulla mia esperienza ma voglio solo raccontarla per aiutare a sconfiggere lo stigma.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cambiamento <strong>positivo</strong>, quando la parola è un doppio senso. Alessandro “Gifter” racconta la propria esperienza con HIV.
Pubblicato in: <a href="https://plusbrothers.net/tag:fediblog" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">fediblog</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:hiv" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">hiv</span></a>, <a href="https://plusbrothers.net/tag:personale" class="hashtag"><span>#</span><span class="p-category">personale</span></a>

DISCLAIMER: nel post c’è ironia ma anche tanto Drama Queen: lettori avvisati.</p>

<h2 id="il-cambiamento-positivo">Il cambiamento POSITIVO</h2>

<p>Ora non è “Gifter” a parlare ma Alessandro con un post dove condivido la mia esperienza di persona con HIV per smontare i pregiudizi di chi è scettico sulla mia partecipazione a questo blog nato come progetto satirico.</p>

<p>Evento negativo? Sì. Notizia devastante? Di sicuro. Ma siccome quando il “cambiamento <strong>positivo</strong>” arriva te lo tieni, vale la pena prenderne atto e nel tempo imparare a conviverci più pacificamente possibile.</p>

<h2 id="2013-think-twice">2013: Think twice!</h2>

<p>Ascolto tutta la musica perché ne sono appassionato ma c’è un particolare brano che non riesco ad affrontare: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=YjvB0vXT2vE">“think twice” di Celine Dion</a>.</p>

<p>Una volta però adoravo questo pezzo perché era quello che aveva unito me e Alberto, grande amore ed errore della mia vita.</p>

<p>A 32 anni avrei dovuto già essere adulto invece sono caduto fra le braccia di chi prometteva fedeltà ma era un traditore seriale e io ho continuato a perdonarlo malgrado, col senno di poi, i segnali di relazione malsana fossero palesi.</p>

<p>Alla fine però un giorno, trovando l’ennesimo calzino estraneo sotto il nostro letto, ho preso tutta la sua roba e gli ho lasciato la valigia fuori dalla porta.</p>

<p>Avessi trovato preservativi usati anziché i calzini sarebbe stato disgustoso ma almeno avrei gestito solo le corna, invece così ho dovuto affrontare un “cambiamento positivo” che avrei evitato volentieri.</p>

<p>Anche “Think Twice” è riuscito a farmi odiare: per fortuna non è andato avanti molto con quella storia, ma le scenate di Alberto fuori casa o al telefono a supplicare “Alex, ti prego, perdonami” con la canzone in sottofondo, si sono ripetute da metà gennaio 2013 fino a marzo e tralascio il dettaglio sul San Valentino – più volte ha rischiato una mia denuncia per stalking.</p>

<p>Adesso quindi solo le prime note di quel brano mi fanno innervosire come quando un seccatore suona il campanello sperando di vendermi oggetti o divulgare religioni improbabili.</p>

<p>Con chi suona alla porta non mi sono mai permesso ma ad Alberto ho lanciato più di qualche secchiata d’acqua dalla finestra quando veniva a rompermi le palle e in pieno inverno non è il massimo pertanto qualora si fosse preso un bel raffreddore, se lo sarebbe solo cercato.</p>

<p>In compenso nello stesso maledetto periodo mi ero beccato io un’influenza potentissima anche senza prendere secchiate, o almeno io l’ho considerata come tale. Amore finito, stress, ma con una pillola e un po’ di riposo passa tutto.</p>

<p>Appena guarito, sono andato in discarica a buttare le ultime mutande che Alberto aveva lasciato nel mio cassetto forse per illudersi di chissà cosa; però il vecchio Gifter, anzi il vecchio Alex in questo contesto, se ha deciso di chiudere, chiude senza alcuna possibilità di ripensamento. Ancora ignoravo che, oggettivamente, non di tutti i regali lasciati dall’ex ci si può liberare.</p>

<h2 id="2013-rito-di-passaggio">2013: Rito di passaggio</h2>

<p>Quando superi il momento clou dello stress da relazione finita cosa pensi? “I cimiteri sono pieni di persone insostituibili”, ci può essere qualcun altro da amare, e capisci che a 37 anni forse forse è il caso di “rimettersi sul mercato” per non diventare la vedova austera del diciannovesimo secolo.</p>

<p>Allora, nell’idea di ricominciare a conoscere gente col classico “poi si vedrà”, ho preso una decisione importante: fare il test per le infezioni sessualmente trasmissibili HIV compreso in quanto mi sentivo in perfetta forma ma, sapendo che io ero monogamo e Alberto no, mi ritenevo una persona sufficientemente vulnerabile: nella peggiore delle ipotesi avrei quantomeno salvaguardato eventuali nuove relazioni a breve, medio o lungo termine.</p>

<p>Noi omosessuali maschi abbiamo maturato una certa consapevolezza in decenni di HIV o AIDS associati principalmente al nostro orientamento sessuale: i virus non guardano se sei monogamo o poligamo, è sufficiente una porta aperta a cui accedere e non gliene frega un accidenti se tu fai l’amore senza protezione perché “ti fidi” del tuo partner o se stai con una persona completamente anonima appena conosciuta della quale ti importa solo finché ti rivesti. I virus entrano in casa tua senza bussare né chiederti: “posso?”</p>

<p>A dire il vero è così anche per le persone etero, queste ultime però il più delle volte si sentono cullate nella “comfort zone” mediatica delle categorie a rischio e anche se il traditore seriale è la persona “della porta accanto” che si dedica a casa e lavoro, spesso e volentieri l’etero medio non considera l’eventualità infezioni sessuali, non si sottopone ai test, poi succedono le tragedie di marito o moglie in AIDS conclamato dopo anni di silenzio, o positività all’HIV scoperte durante una gravidanza.</p>

<p>Poco mi importa se sono brutale ma, siccome la vita non fa sconti, neanch’io li concedo quando mi esprimo su questi temi.</p>

<p>Coi test avevo previsto di chiudere definitivamente il capitolo Alberto e, nel merito, scherzavo anche assieme al mio migliore amico: “insomma dai, non sarò mica così sfigato da essere cornuto e sieropositivo? Posso reggere il tradimento ma l’HIV non so.”</p>

<p>Adriano però è parecchio più malizioso di me e ha lanciato il sasso: “io ti sto addosso come una ventosa perché l’influenza che hai avuto qualche tempo fa non mi è piaciuta affatto”.</p>

<p>E chi se la ricordava più, non certo io! Ma lui da brava “sanguisuga” come lo chiamo tutt’ora, non si perde ogni minima fragilità da parte mia e già allora diceva “noi due possiamo reggere il peso di qualunque sventura. Sono con te”.</p>

<p>Lui mi è vicino fin dall’adolescenza, il primo a cui ho confidato che “non mi piaceva la gnocca” (come parlavo male a suo tempo), quella è un’amicizia che dura da decenni. Ne abbiamo passate tante e ci sentiamo in una botte di ferro, neanche c’è il pericolo di rubarci i partner uno con l’altro perché è etero!</p>

<h2 id="2013-la-risposta">2013: La risposta</h2>

<p>L’influenza, cosa vuoi che sia! Avevo già letto sull’Internet che il passaggio da HIV negativo a positivo potesse scatenare dei sintomi simil-influenzali però su questo non ho mai voluto condizionarmi e dopo Alberto, nella mia vita, a nessuno avevo permesso di affacciarsi finché non sarei stato certo di “essere sano” – così definivo la negatività all’HIV fino a quel momento. Quindi mi sono fatto prelevare il sangue senza troppi pensieri drammatici: tutto sommato, ero tranquillo: avevo “la coscienza a posto”, “mi ero comportato bene”, il test era uno scrupolo ma generalmente “l’AIDS prende solo chi non fa attenzione”. Anch’io vittima, in qualche modo, delle campagne mediatiche fatte coi piedi.</p>

<p>Lo screening era per tutte le infezioni sessualmente trasmissibili, non ero andato in una di quelle strutture dove fanno anonimo il test solo per l’HIV e sono rimasto in attesa dei risultati.</p>

<p>Ero sereno fino a quando non mi è squillato il cellulare: il dottore voleva “vedermi per discutere degli esiti” e a quel punto ho anche aggredito la signorina addetta alle chiamate: “porca puttana, ragazzetta, non farmi giri di parole dimmi che sono sieropositivo e sparisci!” Lei formale ma gentile: “signore abbia pazienza, non sono tenuta a darle informazioni al telefono, le chiedo cortesemente di prendere appuntamento col medico!” Venerdì 3 maggio 2013, va bene.</p>

<p>Mi ha accompagnato Adriano quel giorno, unica persona di cui potessi fidarmi ed è rimasto lì fuori ad attendermi mentre io ero chiuso in stanza a parlare col dottore. “Tutto negativo, tranne l’HIV, mi spiace”. No, cazzo no! Io HIV positivo no! Alberto non poteva avermi fatto questo!</p>

<p>Ricevuta una simile notizia ti crolla ogni certezza, ma ognuno reagisce a suo modo: io in quel momento non avevo più un dottore di fronte, non era più l’ambulatorio ma mi sentivo come se fossi a casa mia a tavola davanti ad Alberto e ci sarebbe mancata solo Think Twice per farmi definitivamente sbroccare.</p>

<h2 id="medicina-e-psicoterapia">Medicina e psicoterapia</h2>

<p>Santa pazienza aveva (e ha tutt’ora) quel medico. Solo quando mi sono calmato, mi ha spiegato tutto il percorso da fare; avevo troppa paura del “dopo” e ricordo ancora che dissi “dottore la prego se mi dà una medicina che non mi rende un fantasma con le gambe la accetto”.</p>

<p>Lui fece molto di più e mi diede l’opportunità di seguire un percorso di terapia sia antivirale sia psicologica grazie a cui adesso ho ritrovato il mio equilibrio e non ho problemi a parlarne apertamente.</p>

<p>Alberto? Ovviamente risultato anche lui positivo e ancora oggi sono convinto che non ne fosse a conoscenza: come prestava poca attenzione in auto così era nella sessualità e gli effetti si sono visti eppure, nel tempo, mi sono fatto passare il rancore nei suoi confronti perché l’odio non mi faceva stare bene.</p>

<h2 id="sconforto-e-solitudine">Sconforto e solitudine</h2>

<p>La psicoterapia è durata un anno e mezzo di cui giudicavo i primi mesi come assolutamente inutili perché mi facevo talmente schifo da essermi chiuso in casa senza farmi la doccia per giorni; Adriano da parte sua veniva anche a trovarmi ma sempre più di rado.</p>

<p>“Non mi vuoi più come amico perché ho l’HIV, gli scrissi un giorno ma la sua risposta fu impietosa: “se non vengo volentieri da te è perché puzzi come una capra. Pensi di spaventare il virus così? Più facile che me ne vada io! Continua di questo passo e l’HIV rimarrà l’unico a starti vicino ma solo perché gli tocca e da te non può staccarsi sennò muore”.</p>

<p>Nessun professionista ti dirà mai una frase simile, un amico cresciuto con te invece sì specialmente quando ti vede autodistruggerti e non sa cosa fare per aiutarti.</p>

<p>A questo si è aggiunta la terapia d’urto dello psicologo al quale confidai che avevo passato l’estate del 2013 studiando quale fosse il modo migliore per morire, prima che mi ammazzasse il virus.</p>

<p>Mi affrontò a muso duro: “quanti modi per morire stai descrivendo. Ma se passi i giorni a pensarci senza metterlo in pratica, intuisco che non vuoi ucciderti veramente. Che dici? Partiamo da qui: tu, morire, in realtà non vuoi”.</p>

<p>“E certo che non voglio morire”, era stata la mia risposta, “ma è l’HIV che mi costringe a pensarci! A 37 anni la data di scadenza! Non è giusto!”</p>

<h2 id="adattarsi-e-convivere">Adattarsi e convivere</h2>

<p>Quel sant’uomo mi ha lasciato sparare cazzate a raffica e poi si è messo a dirmi le stesse parole che già avevo sentito dal medico: “adesso non è più una condanna a morte”, “segui regolarmente la terapia”, “abbi uno stile di vita più sano possibile”, c’è voluto molto tempo ma alla fine oltre ad aver fatto pace con l’HIV l’ho fatta con la mia autostima e ho debellato i sentimenti di stigma e omofobia interiorizzati che da anni tenevo dentro.</p>

<p>Capitolo chiuso anche l’odio per l’infezione: ormai sono emotivamente sereno, tanto che il virus fa parte della mia famiglia esattamente come il gatto e me ne prendo cura rimanendo fedele alle medicine e ai controlli medici.</p>

<p>Dovrei fare più esercizio fisico ma io e il mio HIV siamo così: quando uno vuole andare a fare una passeggiata, l’altro si mette d’accordo con Giove Pluvio e fa piovere. Tale umano tale virus! Serie tv, divano, attività in orizzontale! Almeno essendo in simbiosi non c’è rischio che mentre guardiamo lo sport l’HIV tifi per gli avversari.</p>

<p>Lo ammetto, dopo tutto quello che mi ha fatto penare per farsi accogliere, mi sono pure affezionato a questo virus. Lui che mi ha costretto a mettere in discussione troppe certezze fondate sul nulla ma che alla fine mi ha permesso di trovarne più salde comprese alcune amicizie e amori solidi che prima, forse, c’erano e non li vedevo.</p>

<p>Brutto da dire forse ma senza di lui probabilmente non avrei stretto amicizia con <a href="https://poliversity.it/@elettrona">@elettrona</a> l’ideatrice di questo blog, che divide con me l’esperienza dal punto di vista opposto: quello di una persona senza HIV ed ex compagna di un uomo col virus.</p>

<p>Cosa potrei volere di più? Tornare col segno negativo? Al momento non ci penso perché non è possibile, salvo le persone con leucemia trapiantate di staminali su cui i media ogni tanto parlano.</p>

<p>Mi basterebbe mantenere HIV sulla soglia di Non Rilevabile Non Trasmissibile senza dover assumere farmaci, la ricerca si sta concentrando in questo senso perciò è questione solo di pazienza; per adesso il mio desiderio è vivere e godermela al massimo, ho già perso troppo tempo dietro alle cazzate!</p>

<p>In chiusura tranquillizzo i lettori sul fatto che non ho alcuna intenzione di scrivere libri e guadagnare sulla mia esperienza ma voglio solo raccontarla per aiutare a sconfiggere lo stigma.</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://plusbrothers.net/cambiamento-positivo-hiv</guid>
      <pubDate>Tue, 20 Oct 2026 21:47:44 +0200</pubDate>
    </item>
  </channel>
</rss>