Mondo Positivo: gerarchia

Per ambientare il “Mondo Positivo” abbiamo scelto Bugliano, città fittizia in provincia di Pisa nata come satira nei social media e non più attiva. Il suo nome è perfetto per noi in quanto gioca sia con la parola “bug” (modo gergale di dire HIV) sia con l'allusione di “lì ano”,, che fa il verso ai pregiudizi sui rapporti intimi fra uomini. Solo qui poteva nascere un mondo capovolto, dove la condizione ordinaria è vivere con l'HIV mentre chi non ce l'ha subisce ostracismo e isolamento sociale. Come tutte le comunità, anche il “Mondo Positivo” ha la propria gerarchia. Il re? I politici? No, in questo mondo di fantasia ci siamo ispirati alle categorie di uomini descritte da Leonardo Sciascia nel libro “il giorno della civetta”.

I livelli della gerarchia

Nessuno della comunità può avanzare di livello su richiesta. Deve meritarselo, guadagnarselo, perché una volta arrivati in alto non si può retrocedere.

Metafora del mondo reale

Abbiamo creato questi personaggi e simboli per condannare, a nostro modo, la sempre più insistente criminalizzazione nei confronti di chi vive con HIV. Secondo i pregiudizi dell'opinione pubblica, chi è positivo al virus è l'unico a dover essere responsabile della salute degli altri quando, al contrario, il sesso si fa in due (o più) quindi la responsabilità è di tutte le parti coinvolte. Spesso e volentieri le persone consapevoli di vivere col virus, sono quelle che NON lo danno in giro, perché le loro terapie rendono impossibile la trasmissione sessuale. Non rilevabile, non trasmissibile. Oppure in inglese U=U, undetectable=untransmittable. Il reale problema sono i quaquaraquà – insomma i sommersi. Quelli che si ritengono “sani” senza aver mai effettuato un controllo e portano avanti comportamenti a rischio considerando la fiducia come unico metodo di prevenzione. Gli stessi che, poi, fanno i proclami contro la libertà sessuale, l'omosessualità, e sostengono la cosiddetta “famiglia tradizionale” come il solo modello da seguire. Chaser? Gifter? Sono termini legati a una sottocultura che si racconta essere nell'ambiente omosessuale maschile, gente che cerca di condividere i virus ma per quanto esistano dei siti internet dove se ne parla, che sia reale è tutto da dimostrare. Sembra piuttosto un'arma mediatica portata avanti per danneggiare le persone LGBTQ+.